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                                                  Pime in Bangladesh




Two Italian missionaries, 150 years ago, landed in the port of Mumbai, direct to Hyderabad. The two pioneers of the PIME in India are Father Domenico Barbero, who in 1870 was the first bishop of Hyderbad and Father Francesco Pozzi, first bishop of Krishnagar in Bengal. With their work of evangelization they have paved the way for more than 150 missionaries, priests and lay people, who have continued to spread the word of God in the 'Andhra Pradesh, Hyderabad, Vijayawada, Warangal, Nalgonda, Khammam and in Eluru . Many missionaries headed to Bengal; their work continues in the current Bangladesh.

The Missionaries of the Immaculate - known as the "PIME Sisters" - have begun to join the work of the Fathers since 1948.

In 1854 "Propaganda Fide" sends the Institute of Milan to proclaim the Gospel in Bengal which the British called it "the white man's grave".

The first four missionaries wrote: "We are like pygmies who must bring the mountains."

In 1947, India became independent and two states were born: one Hindu (India) and one Muslim (Pakistan). It was developed the second phase of the mission; to give to the local church solid structures and their own bishops, priests, nuns, catechists and lay people, who joined as Christians the modern society.

The last phase of this history began in 1980. The capital Dhaka rose from one million to 15 million people. Here comes the new Bengal PIME. It founded four parishes and began to form Bangladeshi missionaries to be sent to other peoples and promoting dialogue with moderate Islam.

In 160 years (1855-2015) PIME sent into Bengal almost 300 missionaries and founded six Dioceses in India (Krishnagar, Jalpaiguri and Malda-Dumka) and Bangladesh (Dinajpur, Khulna and Rajshahi).

Bangladesh is the second largest Muslim country after Indonesia: 160 million inhabitants on an area encompassing less than half of Italy, without any natural resources and plagued by floods, cyclones, earthquakes. A tolerant Islamic country, without many signs of anti-Christian persecution, indeed the only one that admits foreign missionaries, also because they are dedicated to the evangelization of tribal animists (3% of total population).

In Bangladesh there are only 400,000 Catholics out of 150 million inhabitants, one million Christians. PIME is present in four dioceses: Dinajpur, Rajshahi, Dhaka and Chittagong. We are less than forty, helped by five "Fidei Donum" priests of two dioceses in Colombia (Sonsòn-Rio Negro and Santa Fe de Antioquia), some ALP (PIME Lay Association) volunteers and the congregation "Missionaries of the Immaculate "born of PIME in 1936 in Milan.

 

The young Church of Bangladesh, very much alive, was initiated in 1500 by the Portuguese, but founded in 1855 by PIME missionaries and American missionaries of the Holy Cross, as documented by archival sources. A century and a half history, with many examples of premature deaths (many died at the young age of 26-30 years!), great efforts, sacrifices and sufferings for the Gospel. "We're not heroes, but not far off either" said a missionary in 1930 to a British government committee that visited the countryside of Bengal, describing the missionaries there "all heroes."

In recent decades, Bangladesh has rapidly changed: the textile industry was born through foreign investment, an economic and social revolution that caused the mass migration of youth to the cities and in particular the capital Dhaka, which rose from one million inhabitants in 1980 to 15 million today! Thus begins the third phase of the mission, the current one: from the countryside and forests to the cities, to prevent young Christians from losing contact with the community of the baptized. But the local church, despite a good number of priests and nuns, does not have either the staff, the resources or the missionary spirit to start the mission among non-Christians in the troubled city environments. Bishops are asking for the help of the missionaries.

In Bangladesh popular culture which tends to imitate the fashions of the West is changing fast. The Church risked losing many Christian families because in the capital, 25 years ago, there were only three parishes. Since 1985, PIME has founded three parishes (Mohammadpur, Mirpur and Kewachola) in Dhaka and is establishing two more (Utholi and EPZ), with exorbitant costs too, for buying land. But Providence always helps. Today in Dhaka there are ten other parishes in construction, 80,000 Catholics and 15 million inhabitants. In Dhaka the PIME missionaries also work among street children in the slums and has started ecumenical meetings with Protestants and inter-religious dialogue with Muslims, Hindus and Buddhists.

Vescovo e sacerdoti della Diocesi di Rajshahi / Bishop and Fathers of Rajshahi Diocese

Senior Missionaries​

                         

                              Il PIME in Bangladesh

 

Due missionari italiani, 150 anni fa, sbarcarono nel porto di Bombay, diretti a Hyderabad. I due pionieri del Pime in India sono Don Domenico Barbero, che nel 1870 è stato il primo vescovo di Hyderbad e Don Francesco Pozzi, primo vescovo di Krishnagar in Bengala. Con la loro opera di evangelizzazione hanno aperto la strada a più di 150 missionari, cattolici e laici, che hanno continuato a diffondere la parola di Dio nell' Andhra Pradesh, a Hyderabad, a Vijayawada, a Warangal, a Nalgonda, a Eluru e a Khammam. Molti missionari si diressero anche in Bengala; la loro opera continua nell'attuale Bangladesh. 

Le Missionarie dell'Immacolata - conosciute come le "Pime Sisters" - hanno iniziato a unirsi al lavoro dei padri dal 1948. 

Nel 1854 "Propaganda Fide" manda l'Istituto milanese ad annunziare il Vangelo in Bengala, che gli inglesi definivano "la tomba dell'uomo bianco". 
I primi quattro missionari scrivono: "Noi siamo come pigmei che debbono portare delle montagne". 


Nel 1947 l'India diventa indipendente e nascono due stati, uno indù (India) e uno musulmano (Pakistan). Si sviluppa la seconda fase della missione: dare alla Chiesa locale solide strutture e propri vescovi, sacerdoti, suore, catechisti e laici inseriti come cristiani nella società moderna. 



L'ultima fase storica è quella che inizia nel 1980. La capitale Dhaka passa da un milione a 12 milioni di abitanti. Qui nasce il nuovo Bengala. 
Il Pime vi fonda quattro parrocchie, inizia a formare missionari bengalesi da mandare presso altri popoli e promuove il dialogo con l'islam moderato bengalese. 
In 160 anni (1855-2015) il Pime ha mandato in Bengala poco meno di 300 missionari ed ha fondato sei diocesi in India (Krishnagar, Jalpaiguri e Dumka-Malda) e in Bangladesh (Dinajpur, Khulna e Rajshahi).

Il Bangladesh è il secondo paese islamico dopo l’Indonesia: 160 milioni di abitanti su un territorio esteso meno di metà dell’Italia, senza risorse naturali e tormentato da inondazioni, cicloni, terremoti. Un paese islamico tollerante, senza molti segni di persecuzione anti-cristiana, anzi l’unico che ammette i missionari stranieri, anche perché si dedicano all’evangelizzazione dei tribali animisti (il 3% del totale).

In Bangladesh i cattolici sono solo 400.000 su 160 milioni di abitanti, i cristiani un milione. Il Pime è presente in quattro diocesi: Dinajpur, Rajshahi, Dakha e Chittagong. Sono poco meno di quaranta, aiutati da cinque sacerdoti Fidei Donum , preti di due Diocesi colombiane (Sonsòn-Rio Negro and Santa Fe de Antioquia),alcuni dell’ALP ( missionary laici del PIME), volontari e la Congregazione delle Missionarie dell’Immacolata, nate dal PIME nel 1936 a Milano.

 

 La giovane Chiesa del Bangladesh, molto viva, è stata iniziata nel 1500 dai portoghesi, ma fondata nel 1855 dai missionari del Pime e dai missionari americani della Santa Croce. Un secolo e mezzo di storia, con molti esempi di morti premature (molti morivano a 26-30 anni!), grandi fatiche, rinunzie e sofferenze per il Vangelo. “Non siamo eroi, ma ci manca poco” diceva un missionario nel 1930 ad una commissione del governo inglese che visitava le campagne del Bengala e definiva i missionari “tutti eroi”.

 Negli ultimi trent’anni il Bangladesh sta rapidamente cambiando: nasce l’industria tessile con gli investimenti stranieri, una rivoluzione economica e sociale che ha causato l’immigrazione giovanile di massa verso le città e in particolare la capitale Dakha, passata da un milione di abitanti nel 1980 ai 15 milioni di oggi! Incomincia la terza fase della missione, quella attuale: dalle campagne e foreste alle città, per impedire che i giovani cristiani perdano i contatti con le comunità di battezzati. Ma la Chiesa locale, pur con un buon numero di preti e suore, non ha ancora né il personale, né i mezzi e nemmeno lo spirito missionario per iniziare la missione fra i non cristiani nei difficili ambienti cittadini. I vescovi chiedono aiuto ai missionari.

 In Bangladesh sta rapidamente cambiando la cultura popolare, che tende ad imitare le mode dell’Occidente. La Chiesa rischia di perdere molte famiglie cristiane anche perché nella capitale, 25 anni fa, c’erano solo tre parrocchie. Dal 1985 ad oggi, il Pime ha fondato a Dakha tre parrocchie (Mohammadpur, Mirpur e Kewachola) e ne sta fondando altre due (Utholi e EPZ), con costi anche economici esorbitanti per l’acquisto dei terreni. Ma la Provvidenza aiuta sempre. Oggi a Dakha ci sono dieci parrocchie con altre in costruzione, 80.000 cattolici e 15 milioni di abitanti. A Dakha i missionari del Pime lavorano anche fra i ragazzi di strada nelle baraccopoli e hanno iniziato gli incontri ecumenici con i protestanti e il dialogo inter-religioso con musulmani, indù e buddhisti.