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                                               La Partenza




Dopo  sei anni di seminario, l’ordinazione diaconale ed infine quella sacerdotale,  avvenuta a Mantova in data  11 – 6 -1989, finalmente la destinazione al continente Indiano; pero` vengo avvisato che non sara` facile ottenere il permesso del governo per stare in India.

Nel frattempo vado in Inghilterra. Imparare l’inglese ormai e` diventato necessario.  Il Pime ha una casa nelle periferie di Londra. Rimango la` per circa un anno. Nel frattempo la mia applicazione per il visto al governo indiano e` andata avanti e sembra essere a buon punto.

Parto per l' India con un visto turistico proprio il giorno in cui scoppia la guerra tra America ed Iraq, il 17 gennaio festa di Sant Antonio. Il volo viene deviato sulla Russia. Atterro a Nuova Delhi in attesa della coincidenza per Bombay. Appena arrivato a destinazione ne approfitto per visitare le missioni del Pime, incontrando i missionari, ormai in questo paese da molti anni. Essendo infatti un paese chiuso all’arrivo di nuovi sacerdoti , tutti i missionari sono invecchiati. Tuttavia, constato che il clero diocesano ha ormai preso piede e forse di noi stranieri,  non c’e` piu` cosi` tanto bisogno.

Dopo tre mesi devo lasciare l’India, non sapevo che sarebbe stato per sempre. Infatti il visto mi viene negato insieme alla possibilita` di richiederne altri. Ormai sono schedato e catalogato come PNG, persona non grata.

Il coordinatore generale del Pime mi ri-destina al Bangladesh. Le procedure sono brevi e nel mese di Agosto del 1991 arrivo nel posto che sarebbe poi diventato “casa”  fino ad oggi.

Questo breve riassunto dei fatti avvenuti invita a fare una breve riflessione sulla vita del missionario. Innazitutto direi che e` lecito desiderare.

Dio pero`, attraverso mediazioni umane ovviamente, spesso corregge o modifica  i desideri. Non e` detto che la correzzione che il Signore imparte sia la cosa migliore e neppure quella che  apre il soggetto ad una profonda realizzazione. Mi sembra  invece come semplicemente va accettata con fede. Le piene realizzazioni, soprattutto nel campo evangelico, rimangono realta` oltre le nostre possibilita` umane. Credo che il motivo sia che sono realta` che hanno a che fare con la liberta` umana. Realta` celesti.

La vita missionaria e` forse la vita piu` esposta all’imprevisto. Proprio perche`  e` una semina, non si sa quale tipo di intemperie arriveranno, quali insetti o animali devasteranno o spargeranno il raccolto,  quali momenti buii della storia copriranno con una coltre spesso violenta e indiscriminata i campi tanto curati con pazienza e perseveranza. Tuttavia il raccolto ci sara`.

E` comunque necessaria una grande determinazione, Gesu` quando si diresse verso Gerusalemme induri` il suo volto, insieme a condivisone con persone che vivono gli stessi passaggi.

Infine direi che non bisogna prendersela troppo; conservando la gioia od almeno la serenita` davanti ad eventi che ci superano , come persone ed anche come Chiesa. Tutto e` nelle mani di Dio; noi non siamo che poveri operai mandati nella sua messe.

In Italy with Italian and Bangoli communities

In Washington with Bangali community

Prima Messa / My First Mass

In Sydney with Bangali community

With my father

                                                                             

                                  The Departure



After ending six years of seminary, I got ordination to the diaconate and priesthood. It took place in Mantua on 11-6 -1989. Finally, the destination to the Indian continent, even though I was told that it will not be easy to get government permission to live in India.

Meanwhile, I left for England. Learning English it had become a necessity. PIME had a house in the suburbs of London. I remained there for about a year. Meanwhile, my application for a visa to the Indian Government was going on and seemed to be well under way.

I went to India on a tourist visa on the day when war broke out between America and Iraq , 17 January, Saint Anthony's day. The flight was diverted to Russia. I landed in New Delhi waiting for the connecting flight to Mumbai. Upon arriving at destination, I took the opportunity to visit the PIME missions.     I met with the missionaries living in this country since many years. In fact, being a closed country to the arrival of new foreign priests, all missionaries were aged. However, I noticed that the diocesan clergy was quite active and the foreigners were not so much needed anymore.

After three months I had to leave India, I did not know it would be forever. In fact, I was denied both a visa with the possibility of requesting another. Now I am filed and cataloged as PNG, persona non grata.

The General Coordinator of PIME, re-allocated me to Bangladesh. The procedures were short and in August 1991 I arrived in the place that would become "home" to this day.

This brief summary of the events invites me to make a short reflection on the life of the missionary. First of all, I would say it is permissible to have desires.

Anyway, God, through human mediation of course, often corrects or modifies desires. It is not said that neither the correction that the Lord imparts is the best thing, nor the one that opens the person to a profound realization. It seems to me that it must be only accepted in faith. The full realization, especially in the work of evangelization, remains a reality beyond our human possibility. I think because it is a reality that has to do with human freedom, heavenly reality.

Perhaps, missionary life is the most exposed to the unexpected. Just because it is a sowing, one doesn’t know what kind of weather it will have to face, what insects or animals will devastate or sprinkle the crop, which sort of dark events of history will cover it with a blanket, often violent and indiscriminate; fields dealt with so much patience and perseverance. Anyway, there will be a time for the harvest.

However, a great determination is required - when Jesus went to Jerusalem hardened his face- and sharing with people walking the same journey.

Finally, I would say that we should not fall into distress. We need to preserve the joy, or at least the peacefulness in the face of events that surpass us, as individuals and also as a church. Everything is in the hands of God, we are only poor workers sent into his harvest.

A Sustinente con Don Carlo Turazza / In Sustinente with Father Carlo Turazza